The sound of silence – Audi R18

It’s always dramatic to be in the presence of a race car. And it’s more dramatic when you’re in the presence of  a very fast  and innovative race car. And it’s even more dramatic when you’re in the presence of a very fast and innovative race car that won the 2011 24h of Le mans two weeks earlier. This is what cross your mind when you’re near a technological marvel like the Audi R18 Tdi. When some years ago the first rumors about diesel-powered prototypes started to come out  i was incredulous and upset: one of the most important part of following races is hear the music of exhausts and my experience with diesel engines ( i have a polo and a golf tdi ) teaches me that they have many strong points (power, torque)but not their exhaust note. Then they showed to be very effective on track, soon becoming the only way to be competitive in endurance race. So my curiosity was even bigger: i was afraid to see something unbelievably good looking and “bad-listening”. But if i could expect to hear something different, i could never think about hearing absolutely nothing. And i’m not joking. The Peugeot 908 has a low engine sound, similar to an everyday diesel car when pushed to the limit, while the Audi is almost mute. This is really one of the most strange thing i have to face in my “races-viewer” career. If you add to this the fact that the shape of the car is futuristic and different from everything else on the circuit you’ll have an idea of how surprised i was. For all the six hours of the race i tried to capture some decibels, something to associate a sound to the image of the car but even when the R18 was almost alone on the track the only noises were the swish of the air and the rubbing of the tires that tried to maintain the car on the road. It’s one of those situations when you understand you’re looking at the future.

E’ sempre un’emozione trovarsi di fronte ad un’auto da corsa. Ed è più emozionante trovarsi di fronte un’auto da corsa velocissima ed innovativa. Ed è ancora più emozionante quando ci si trova di fronte un’auto da corsa velocissima, innovativa e che due settimane prima ha trionfato alla ventiquattr’ore di Le Mans. Questo è più o meno quello che ti passa per la testa quando si osserva una meraviglia tecnologica come l’Audi R18 Tdi. Quando alcuni anni fa iniziarono a spuntare fuori le prime voci riguardanti prototipi da corsa dotati di motori deisel ero piuttosto incredulo e dispiaciuto: uno dei fattori più stimolanti nel seguire le competizioni motoristiche è la musica degli scarichi e la mia esperienza con i motori disel (guido una polo ed una golf tdi) mi insegna che questi propulsori hanno molti punti di forza (elasticità,potenza,coppia) ma di certo non il suono. In seguito hanno dimostrato di essere molto efficaci in pista, diventando in breve praticamente l’unica via per essere competitivi nelle gare di durata. Per questo la mia curiosità era ancora maggiore: ero preoccupato di assistere a qualcosa di incredibilmente bello da vedere ed incredibilmente deludente da sentire. Ma, se potevo aspettarmi di ascoltare qualcosa di differente, difficilmente potevo immaginare di non sentire assolutamente nulla. Non sto scherzando. La Peugeot 908 ha un suono molto basso, rauco, simile ai comuni diesel se usati a fondo mentre l’Audi è praticamente muta. Di sicuro questa è una delle cose più strane che mi sia mai capitato di affrontare nella mia carriera di “spettatore di gare”. Se aggiungiamo a quesot il fatto che la linea della vettura è decisamente futuristica e differente da praticamente tutto il resto si possa trovare sui circuiti si può avere un’idea di quanto fossi sorpreso. Per tutte le sei ore di gare ho cercato di catturare decibel,qualcosa per associare un suono all’immagine ma anche quando la R18 era sufficientemente distante da altre auto convenzionalmente rumorose gli unici suoni erano il fruscio dell’aria sopra la sua superficie e lo sfregamento delle gomm impegnate a cercare di aggrapparsi all’asfalto per mantenere l’auto sull’asfalto. E’ una di quelle situazioni in cui capisci che stai osservando il futuro.

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