Dix Mille Tours 2011: entering the Time Machine

Sometimes you live some unexpected experiences that give you the force to keep on go further and further in your passion. When i arrived to the circuit i parked my car alongside the last 3-4 corners of the circuit, that is to say something like 600 meters from the paddock area. I started shooting some nice Italian road-racers form the 60s that were stretching thier legs on the track and than i decided to reach the pits. What a wonderful idea! I was luck enough to arrive at the track access at the precise moment when the CER 1 (Classic Endurance Racing) category cars were approaching the pit lane. Insane. I was in a tight asphalt stripe beetween the paddock and the track, surrounded by tenths of marvelous historic race cars. This is something that people who are not enthusiasts couldn’t understand but the emotion of seeing and touching cars that made history 40 or more years ago is hard to explain. I’ve never seen the major part of this cars and drivers in action (unfortunately some of them passed away when i was not even born) but if you’re fond of cars and races history you’ve to love them. Everywhere i looked i could see Ferrari, Porsche, Chevron, Lola, Chevrolet and many other big names of automotive industry. The atmosphere was unbelievable, i truly was convinced to be in 1970: machines were pushed by mechanics towards the track access while drivers put their helmet on and tried to fit in those tight cockpits. It would be easy to make some black/white filters to make these images seem older but i think colors really give cars the right flavour. One thing it’s impossible not to notice is the easiness and rough functionality of the cockpits: squared cases, plain metal sheets, screws, everything is built to resist, to last and to be easily removed. The most advanced material here is alluminium so forget carbon, reinforced plastic, kevlar. Looking with more attention some details grabbed my eyes: for example the upper rear mirror on the top of the Ferrari 512M,very ww2-fighter-style. Then it’s time for the lovely modeled metal body panels: true works of art, usually hand-built. Everything comes straight from another era and everything must be kept clean and period correct: even colours, fonts, graphics are little reminder of those times. Minute afetr minute a nostalgic feeling grew inside of me, thinking how cool would have been to follow races back in 60s and 70s. It’s obviously impossible but we can thank these rich enthusiasts that keep the dream alive.

A volte capita di vivere esperienze inaspettate che ti danno la forza per investire sempre maggiori energie nella propria passione. Quando sono arrivato al circuito ho parcheggiato la mia auto all’altezza delle ultime 3-4 curve, in pratica a circa 600 metri dall’area del paddock. Ho iniziato ad immortalare alcune bellissime auto classiche italiane degli anni 60 che si stavano un po’ stiracchiando le gambe sulla pista ed ho deciso poi di recarmi verso i box. Che grande idea! Sono stato così fortunato da arrivare alla zona di accesso alla pista nell’esatto istante in cui le auto della categoria CER 1 ( Classic Endurance Racing ) si stavano allinenado per gli ultimi preparativi. Assurdo. Ero in una sottile striscia di asfalto tra il paddock ed il tracciato, circondato da decinedi magnifiche auto storiche da corsa. Questo è qualcosa che i non appassionati non possono capire ma è difficile spiegare l’emozione di vedere e toccare auto che hanno fatto la storia 40 o più anni fa. Non ho mai visto la maggior parte di queste auto nè i loro celebri pilot in azione ( sfrtunatamente molti di loro ci hanno lasciato quando non ero neppure nato ) ma se si è seguaci della storia delle auto e delle corse non si può non amarle. Ovunque posassi lo sguardo potevo vedere Ferrari, Porsche, Chevron, Lola, Chevrolet e molti altri giganti dell’industria dell’automobile. L’atmosfera era incredibile, ero davvero convinto di trovarmi nel 1970: le vetture spinte dai meccanici verso la linea di accesso, i piloti intenti a mettersi il casco cercando di infilarsi negli angusti abitacoli. Sarebbe facile effettare queste foto con filtri in bianco e nero per farle sembrare più antiche ma credo che i colori restituiscano il vero fascino di queste macchine. Una cosa che è davvero impossibile non notare è la semplicità e la rozza funzionalità degli abitacoli: contenitori squadrati, lastre di metallo, viti, tutto è costruito per resistere, durare ed essere facilmente rimosso e rimontato. Il materiale più avveneristico qui è l’alluminio quindi dimenticatevi carbonio, plastica rinforzata, kevlar, ecc. Osservando più minuziosamente alcuni dettagli hanno rapito il mio sguardo: per esempio lo specchietto retrovisore superiore collocato sul tetto della Ferrari 512M , molto in stile caccia della seconda guerra mondiale. Poi è la volta dei pannelli carrozzeria stupendamente modellati: vere opere d’arte, sovente fatte a mano. Tutto arriva direttamente da un’altra era e tutto deve essere mantenuto in ordine e coerente con le origini: anche i colori, i caratteri di scrittura, le grafiche sono un promemoria di quei tempi andati. Minuto dopo minuto un sentimento nostalgico è cresciuto dentro me, riflettendo su quanto sarebbe stato figo poter seguire quelle corse negli anni ’60 e ’70. E’ ovviamente impossibilema possiamo ringraziare questi ricchi appassioanti che mantengono vivi i sogni.

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