No Martini, No Party

Some liveries are like cd covers ore movie poster: you would recognize it even by a single detail, a tone, a line: that’s what makes Martini sponsored cars so sexy and iconic. There are two main reason why these colours are deeply impressed in enthusiasts’ minds: the first is that this color scheme covered some of the most important cars of the xx century and the second is that those cars won so many races and championships. Oh, and they’re so cool too.

Alcune livree sono come copertine di cd o manifesti di film: le si riconoscerebbe anche solo da un dettaglio, un colore, una linea: é questo che rende le auto sponsorizzate dalla Martini così sexy e iconiche. Ci sono almeno un paio di ragioni per cui questi colori sono così indelebilmente impressi nella mente degli appassionati: la prima è che questo schema cromatico ha vestito alcune delle auto più importanti del ventesimo secolo e la seconda è che le stesse auto vinsero gare e campionati in quantità. Ah, e per la cronaca sono colori fighissimi.

Last week end on the Paul Ricard Circuit i was so lucky i could find 3 marvelous sport cars dressed up in Martini outfit: a 1976 Porsche 908/4 , a 1977 Porsche 936 and a 1984 Lancia LC2. It’s not a case these cars belong to the brands who mostly gave Martini its racing allure.

La scorsa settimana al Paul Ricard sono stato così fortunato da trovare ben 3 fantastiche vetture sport in “abito” Martini: una Porsche 908/4 del ’76, una Porsche 936 del 1977 ed una Lancia LC2 del 1984. Non è un caso che queste auto appartengano ai 2 marchi che più di altri hanno conferito alla Martini il suo fascino nelle competizioni.

The “older” of them is also the funnienst thanks to its strange proportions: it’s so wide and short it reminds me of a extra-scale hot wheels or some big toy. The Martini stripes sit on a total silver body and the mix match perfectly with the deep dish meshed gold bbs rims. The rear opening gives room to the twin turbo system and the big wastegate that feed the small but angry 2,2 liters v6.

La più “anziana” è anche la più curiosa e divertente grazie alle sue strane proporzioni: è così larga e corta da ricordare un giocattolo fuori scala, una specie di hot wheels. Le strisce Martini si appoggiano su una carrozzeria totalmente argento e questa combinazione si sposa perfettamente con i profondissimi cerchi dorati con canale cromato BBS. La generosa apertura nella zona posteriore lascia spazio alle 2 turbine gemelle ed alla grossa wastegate che le sovrasta: tutto il complesso alimenta un piccolo e arrabbiatissimo boxer 2.2 litri 6 cilindri.

It’s a similar scheme to the one we find on the 935 series or the can-am 917s: simple and effective, able to push more than 500 hp to the wheels.

Si tratta di uno schema comune per la Porsche, simile a quello che troviamo sulle 935 o sula 917 Can-am: semplice ed efficace, in grado di estrarre in questa configurazione più di 500 cavalli alla ruota.

This car was the base for the development of the following 936: you can see the similarities in the overall look although this one shows a longer wheelbase and  a more aerodynamic shape. A couple of details caught my attention: the big and complex rear wing and the fake-meshed bbs wheel covers:  these covers became quite popular on racing Porsches (let’s think about all the ones mounted on 935s with their bright color combination). They were used for aerodynamic reasons, giving better aero-penetration and helping in evacuating hot air and gasses from brakes and fenders.

Quest’auto fu la base di sviluppo per la successiva 936: si possono notare le somiglianze nel complesso nonostante la nuova vettura goda di un passo allungato e di una forma più aerodinamica.  Un paio di dettagli hanno catturato la mia attenzione: la grande e complessa ala posteriore e i gusci copricerchio con disegno a rete della BBS: queste coperture erano piuttosto popolari all’epoca sulle Porsche da corsa (pensiamo a quelle coloratissime montate su numerose Porsche 935). Erano impiegate per ragioni aerodinamiche poichè garantivano una miglior penetrazione aerodinamica e una migliore estrazione di aria e gas caldi dai passaruota e dai freni. 

Another thing that really blew my  mind was the total analogic dashboard with all the gauges to have the engine under control. Compared to the minimalistic multi-function dashes that are installed on contemporary cars they really gave us the idea and the meaning of the challenge to drive race cars back in the seventies.

Un’altro particolare che mi ha dato alla testa è il grande cruscotto completamente analogico disseminato di indicatori e spie per garantire il totale controllo di motore e meccanica. In confronto ai minimalistici strumenti digitali multifunzione che troviamo sulle auto contemporanee questi dettagli danno realmente l’idea e il significato della sfida di pilotare questi mezzi negli anni settanta.

The Lancia LC2 was the last car in endurance racing to wear the Martini livery and was also the only Italian Group C prototype to run in this category. The LC2 was the heir of the Group 6 Lancia Lc1, a car built following the old regulations with an open configuration and a small displacement engine. With the introduction of Group C cars Lancia designed this beautiful coupè protoype and, without a proper engine of tis own, they ended up in using a 3.0 l v8 Ferrari tuned by Abarth and later improved with a pair of KKK turbochargers.

La Lancia LC2 fu l’ultima macchina per corse di durata a vestire la livrea Martini e fu anche l’unico prototipo a correre in questa categoria. La LC2 era l’erede della LC1 del group 6, un’auto costruita secondo il regolamento precedente e basta su una configurazione aperta e con motore di piccola cilindrata. Con l’introduzione delle Gruppo C la Lancia progettò questo magnifico prototipo chiuso coupè e, senza un proprio motore a disposizione, scelse di ricorrere a un’unità Ferrari v8 3.0 litri preparata dall’Abarth a successivamente potenziata con 2 turbine KKK. 

Such powerplant was able to give the drivers more than 700 hp in race trim and near 1 thousand in qualifyng setup. The car proved to be as quick as the mighty Porsche 956/962 but was slowed by mechanical issues, so in all its career it never managed to get a championhip or a Le Mans victory. As you can see by the names on the doors the best Italian drivers did their  best behind its wheel.

Un simile propulsore era in grado di mettere a disposizione dei piloti più di 700 cavalli in configurazione gara e quasi un migliaio con setup da qualifica. La vettura dimostrò di essere quasi altrettanto veloce rispetto alla formidabile Porsche 956/962 ma venne troppo spesso rallentata da problemi di affidabilità, cosicchè in tutta la sua carriera non fu mai in grado di conquiestare un mondiale o una vittoria a Le Mans. Come si può vedere dai nomi sulle portiere, dietro il suo volante passarono alcuni dei migliori piloti Italiani dell’epoca.

Although almost 30 years have just passed the car looks still gorgeous in the flesh and it sounds even better out on the track. I’m glad someone is still using it properly, just to reminds us when Italy still had a name in world endurance racing.

Sebbene siano passati quasi trent’anni da allora la macchina è ancora uno spettacolo da vedere dal vero e suona ancora meglio una volta tirata a dovere. É bello sapere che c’è qualcuno che continua a mantenere queste auto in condizioni operative usandole costantemente in pista, a ricordarci di quando l’Italia manteneva alto il suo nome nelle gare di durata in tutto il mondo.

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